Governance economica e PPP di Renato Loiero

Il presupposto base di una buona governance è sicuramente costituito dalla accountability ossia dalla piena consapevolezza della responsabilità dell’impresa nei confronti del suo ambiente e del dovere di rendere conto delle sue azioni e dei suoi comportamenti.
La governance, dunque, all’interno della pubblica amministrazione, costituisce un nuovo modello di amministrazione, alternativo a quello più prettamente burocratico, comunque preminente, che attribuisce maggiore importanza a quei meccanismi e prassi idonei a rendano effettiva la partecipazione dei cittadini all’azione pubblica, in un contesto di trasparenza amministrativa, e che attribuisca chiaramente la responsabilità delle decisioni e delle azioni ai vari attori coinvolti, in modo da migliorarne l’efficacia e l’efficienza, nonché la coerenza, mediante l’utilizzo di metodologie e strumenti gestionali tesi a garantire, ferma restando la necessità di garantire trasparenza ed accountability, il raggiungimento dei migliori risultati economici.
Dall’utilizzo di meccanismi gestionali privati derivano quindi criteri di gestione ed organizzativi improntati, all’efficienza, intesa come corretta gestione delle risorse ed utilizzo al meglio delle opportunità offerte dalle strutture aziendali; all’efficacia, intesa come capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati attraverso l’individuazione delle aspettative dei clienti ed il miglioramento continuo del livello di qualità dei prodotti offerti; all’economicità, intesa come condizione di funzionamento economico dell’impresa che si estrinseca nei principi di curabilità, cioè attitudine a durare nel tempo in ambiente mutevole; ed all’autonomia, cioè attitudine a sopravvivere senza ingiustificati interventi di sostegno per la copertura dei costi.
Tutte queste considerazioni convergono nel sostenere l’idea che il PPP possa rappresentare una alternativa, per la realizzazione di scopi specifici, in situazione di risorse scarse e di crescita economica asfittica. Questa alternativa è già da tempo stata sperimentata in diversi contesti nonostante abbia, di converso, registrato un calo temporaneo di attenzione durante l’attuale crisi economica. tuttavia, la tendenza a lungo termine è con tutta probabilità positiva.
Con il termine partnership pubblico-privato (PPP) si intende in realtà uno spettro ampio e variegato di rapporti di cooperazione tra attori pubblici (governi, altre amministrazioni territoriali, agenzie e organizzazioni internazionali) e soggetti privati (imprese ed enti no-profit enti). Non appare dunque esattamente enucleabile una definizione standard valida a livello globale pur essendosi diffusa tale pratica a livello internazionale. Ciò ha dato luogo all’emergere di preoccupazioni in merito ai possibili conflitti di interesse. Una simile circostanza si è verificata, in particolare, nell’ambito di procedure selettive di appalto pubblico.
L’Unione europea sta cercando di trovare un equilibrio combinando definizioni ampie di conflitti di interesse con una serie di strumenti giuridici su misura per identificare, gestire e risolvere questi conflitti.
Gli strumenti giuridici attualmente in vigore per evitare conflitti di interesse in questo contesto, possono essere suddivisi in due grandi categorie. Gli strumenti fondato su norme cogenti finalizzate a garantire che i funzionari pubblici esercitano le loro funzioni in modo equo e imparziale. Queste regole si applicano lungo tutto il processo decisionale riguardante il PPP. Per integrare la “hard legislation” è stato messa in campo altresì, una vasta gamma di strumenti riconducibili alla “soft-law”, ivi compresi i criteri per guidare le decisioni di attori pubblici in materia di sostegno alle imprese o intermediari finanziari, l’elaborazione di linee-guida a livello internazionale e l’impegno verso iniziative tese ad incoraggiare maggiore trasparenza fiscale.
La letteratura economica si è ampiamente interrogata sulle determinanti della maggiore o minore propensione dei soggetti pubblici a ricorrere al PPP, in particolare in situazioni di hard budget constraint. Le conclusioni di diversi lavori concordano verso l’idea che un vincolo di bilancio cogente (hard budget constraint) facilita un maggiore utilizzo del PPP e ciò non solo a seguito dell’introduzione di riforme normative contabili . Si tratta, in particolare, dell’esempio della nuova normativa contabile adottata in Francia nel 2011 che parrebbe aver significativamente modificato la tendenza degli enti locali transalpini ad adottare tecniche di occultamento dell’indebitamento verso un maggiore utilizzo a finanziare gli investimenti mediante il PPP, traendone la conclusione che le tecniche di “occultamento” del debito non costituiscono l’unica motivazione a scegliere il PPP come forma organizzativa per gli enti locali sottoposti a vincoli di bilancio.
I risultati empirici di alcuni studi suggeriscono in proposito a rafforzare alcune idee-guida che motivano il ricorso al PPP. Un primo risultato rafforza l’idea che alla base della scelta di ricorrere al PPP da parte dei responsabili pubblici (pubblici amministratori o dirigenza) ci sia anche il perseguimento dell’interesse pubblico oltre che la spinta verso politiche di cambiamento sociale ed organizzativo e la forma che influenzano la società.
Un secondo filone di analisi conferma alcune conclusioni della letteratura sul PFM aggiungendo argomentazioni all’idea che un elevato livello di debito non è necessariamente collegato con una strategia di offloading dello stesso. Si tratta di una conclusione utile nel contesto attuale di diffusa difficoltà finanziaria, in cui numerosi governi sono costretti ad adottare strategie esplicite di debt-cutting, ristrutturazione dei servizi resi alla collettività per mezzo di interventi di spending review e revisione delle priorità della spesa pubblica.

Osservatorio Europeo per la Crescita e l'Occupazione

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