Novità in tema di Partenariato Pubblico Privato nel nuovo codice degli appalti

Nel nuovo codice degli appalti, ancora in fase di approvazione in CDM, si evidenziano importanti novità sul tema di Partenariato Pubblico Privato rispetto al vigente decreto legislativo n.163 del 2006.

In coerenza con la disciplina comunitaria e con quanto previsto dal libro verde della Commissione europea, nonché in aderenza a puntuali criteri di delega contenuti nella legge n.11 del  2016 (cfr. lettere ss) e tt) dell’articolo 1, comma 1), sulla scorta di quanto avviene in altri importanti  Paesi europei, come Francia e Spagna, infatti, il nuovo impianto normativo disciplina per la prima volta in modo organico, l’istituto del c.d. “partenariato pubblico privato”, quale forma di sinergia tra intervento pubblico e operatori economici privati finalizzata al finanziamento, costruzione e/o gestione di infrastrutture e servizi pubblici.

La nuova disciplina prevede che i ricavi di gestione dell’operatore economico possano provenire non solo dal canone riconosciuto dall’ente concedente ma anche da qualsiasi altra forma di  contropartita economica.

Per la prima volta, inoltre, si distingue il ricorso al PPP per la realizzazione delle c.d. “opere a freddo” e “opere a caldo”, a seconda che le stesse siano o meno dotate di un’intrinseca capacità a  generare reddito attraverso ricavi da utenza in misura tale da ripagare i costi di investimento e  remunerare adeguatamente il capitale investito.

Grande importanza è posta sulla disciplina dell’allocazione dei rischi e dell’equilibrio economico finanziario. In particolare, è riconosciuto che il trasferimento del rischio in capo all’operatore economico comporta l’allocazione a quest’ultimo, oltre che del rischio di costruzione, anche del rischio di disponibilità o del rischio di domanda dei servizi resi, per tutto il periodo tutto di gestione dell’opera.

Ai fini del raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’intervento, in sede di gara l’amministrazione aggiudicatrice può stabilire anche un prezzo  consistente in un contributo pubblico ovvero in altre forme di contributi (ad esempio concessione beni immobili). In ogni caso, l’eventuale riconoscimento del prezzo, sommato al valore di eventuali garanzie pubbliche o di ulteriori meccanismi di finanziamento a carico della pubblica amministrazione, non può essere superiore al cinquanta per cento del costo dell’investimento complessivo, comprensivo di eventuali oneri finanziari.

Con il contratto di partenariato pubblico privato, infine, sono ì disciplinati anche i rischi, incidenti sui corrispettivi, derivanti da fatti non imputabili all’operatore economico.

Per ciò che riguarda la scelta dell’operatore economico in un intervento di partenariato pubblico privato, la nuova disciplina stabilisce che questa avvenga con procedure ad evidenza pubblica, anche mediante dialogo competitivo. Stabilisce, inoltre, fatta salva l’ipotesi in cui l’affidamento abbia ad oggetto anche l’attività di progettazione, che le amministrazioni aggiudicatrici provvedano all’affidamento dei contratti ponendo a base di gara il progetto definitivo e uno schema di contratto e di piano economico finanziario, che danno evidenza dell’allocazione dei rischi tra amministrazione aggiudicatrice e operatore economico.

In corso d’opera, l’amministrazione aggiudicatrice esercita il controllo sull’attività dell’operatore economico attraverso la predisposizione ed applicazione di sistemi di monitoraggio verificando in particolare la permanenza in capo all’operatore economico dei rischi trasferiti. L’operatore economico è tenuto a collaborare e ad alimentare attivamente tali sistemi.

Altri interessanti novità riguardano il “baratto amministrativo e interventi di sussidiarità orizzontale” e “concessioni di immobili di cambio di opere”.

Il “baratto amministrativo e interventi di sussidiarietà orizzontale” prevede che gli enti territoriali definiscano con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di contratti di partenariato sociale, sulla base di progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione ad un preciso ambito territoriale. I contratti possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze o strade, ovvero la loro valorizzazione mediante iniziative culturali di vario genere, interventi di decoro urbano, di recupero e riuso con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati. In relazione alla tipologia degli interventi, gli enti territoriali individuano riduzioni o esenzioni di tributi corrispondenti al tipo di attività svolta dal privato o dalla associazione ovvero comunque utili alla comunità di riferimento in un’ottica di recupero del valore sociale della partecipazione dei cittadini alla stessa.

La “Cessione di immobili in cambio di opere”, invece, prevede che un bando di gara possa stabilire a titolo di corrispettivo, totale o parziale, il trasferimento all’affidatario della proprietà di beni immobili appartenenti all’amministrazione aggiudicatrice, già indicati nel programma triennale per i lavori o nell’avviso di pre-informazione per i servizi e le forniture e che non assolvono più funzioni di pubblico interesse.