Risparmi e concorrenza nel Codice degli appalti – di Angelo Lucio Lacerenza

Le critiche al nuovo Codice degli appalti (d.lgs. 50/2016), giustificate dalla mancanza di oltre 50 decreti attuativi e dagli appesantimenti burocratici che alimenta, rischiano di offuscare parti molto significative del decreto, ovvero le norme che prevedono opportunità per le imprese sia in termini di riduzione dei costi di partecipazione agli appalti che di incremento della concorrenza.

Sparse nel decreto vi sono, infatti, nuove opportunità in tutte le fasi del procedimento di gara, partendo dalla pubblicazione degli atti di programmazione degli acquisti da parte delle stazioni appaltanti che consente alle imprese di conoscere in anteprima le potenziali opportunità di business.
Le imprese hanno oggi una possibilità di visibilità presso gli enti. Questi, infatti, prima di indire un appalto possono consultare preliminarmente gli operatori del settore per acquisire il polso del mercato: nella pratica possono pubblicare sul loro sito una bozza di capitolato sul quale viene chiesto alle imprese interessate di svolgere eventuali considerazioni, in esito alle quali l’ente adotta, in scienza e coscienza, il capitolato definitivo da mettere a gara. Per i grandi lavori pubblici, sul modello della TAV per intendersi, le amministrazioni devono ascoltare le popolazioni interessate per raccogliere eventuali istanze (c.d. “dibattito pubblico”), scongiurando in tal modo gli episodi di protesta che sovente bloccano i cantieri.
Grande attenzione è data agli appalti “sotto soglia” che costituiscono il principale bacino di business per le PMI rispetto ai quali il Codice e le Linee guida Anac prevedono cautele nella direzione di favorire, anche grazie al principio di rotazione, la più ampia partecipazione delle imprese. Nella medesima direzione opera la suddivisione degli appalti in lotti prestazionali, oltre che funzionali, al fine di valorizzare la professionalità e la specializzazione degli operatori.
L’evoluzione tecnologica tocca il settore mediante la previsione del progressivo impiego di piattaforme telematiche per la gestione delle gare e del partenariato per l’innovazione che consente alle amministrazioni di instaurare rapporti con le imprese per dotarsi di soluzioni non disponibili sul mercato.
Per assicurare l’affidabilità delle imprese è istituito presso Anac il “rating d’impresa” per il cui conseguimento occorrono il rating di legalità (premiante anche ai fini della valutazione dei progetti), il modello 231, nonché la regolarità contributiva negli ultimi tre anni e l’ineccepibile condotte nei precedenti appalti.
Risparmi significativi sono possibili sulle cauzioni di gara i cui importi – e quindi i premi da corrispondere alle assicurazioni – possono essere abbattuti in ragione del possesso di una o piu’ certificazioni di qualità. Addirittura quanto alle sole cauzioni definitive, gli enti hanno facoltà di non richiedere la garanzia qualora l’impresa abbia comprovata solidità ed a condizione che conceda uno sconto sul prezzo offerto.
Pur tacendo sull’annoso tema dei ritardati pagamenti delle PP.AA, il Codice pone attenzione alle casse delle imprese prevedendo l’anticipazione del 20%  sugli appalti di lavori ed il pagamento diretto dei subappaltatori qualora siano micro e piccole imprese.

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